Me, Myself and la SEO

Con il mio lavoro ho scoperto una cosa: quella di non dare mai niente per scontato.

L’analisi analitica dei dati mi ha, forse, tolto un po’ di cuore nelle cose che faccio: questo lavoro fa parte di me, come io faccio parte del mio lavoro. Siamo una simbiosi perfetta di ragionamento e di modo di comportarsi.

Fare SEO significa ottimizzare un sito e renderlo ‘utile’ per gli altri: e non ci sentiamo tutti così? Non vogliamo sentirci utili, apprezzati e amati dagli altri? E quando ciò non succede, cosa facciamo? Valutiamo che cosa abbiamo fatto, prendiamo delle decisioni a seconda di cosa riteniamo sia successo, analizziamo i dati.

Ecco io analizzo un po’ troppo i ‘dati’ e questo mi ha portato alla valutazione analitica di tutto ciò che mi succede. Come davanti a un pannello di Analytics, mi ritrovo a capire cosa mi ha portato in una determinata situazione, quasi sempre non sbagliandomi sul motivo per cui mi sono ritrovata lì, tant’è che molto spesso mi prendo della ‘strega’ da chi mi conosce perché le mie profezie quasi sempre si avverano.

Ho analizzato così tante volte le situazioni che molto spesso non succede più niente di impulso e quelle volte che succede, che butto budget senza valutare le conseguenze o il costo per conversione, mi ritrovo con una campagna di ppc che è una merda e con un risultato da schifo in mano, pagando a caro prezzo quella conversione che non mi ha portato guadagno se non qualche misero spicciolo.

Forse è così che mi sento: un sito non ben ottimizzato, con qualche falla, ma con una buona campagna di posizionemento, utile a molti, ma non un hub per qualcuno.

Troverò il mio target prima o poi? C’è un SEO là fuori che mi possa aiutare?

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Non sei tu, sono io. (Davvero)

Non so bene cosa si fosse ‘rotto’ nella mia testa in quel Giugno del 2014, ma era successo… A un certo punto mi sono detta che quella vita non era più la vita che volevo. C’era qualcosa che non andava e io non sapevo bene che cosa.

Due anni a capire chi ero e cosa volevo nella vita accompagnata da una delle persone che la vita me l’ha cambiata davvero, facendomi scavare nella merda più profonda degli ultimi 10 anni, tra conflitti e problemi, ansia, paura, panico, notti insonne e piene di pianti e io, in quel momento come non mai, mi sentivo confusa ma determinata.

La prima cosa che feci fu andare via da casa: continuavo a ripetere che lo facevo per ‘noi’, ma era chiaro che non era così. Era chiaro a tutti, non era chiaro a me.

Poi partì, il solito weekend a Londra, ad Agosto. E mentre ero al Ministry a fare l’unica serata che potevo concedermi all’anno, capì cosa c’era che non va. Mancava la musica. Mancava la musica nella mia vita, si era spenta la ‘radio’ che mi accompagna ogni cazzo di giorno. Non potevo più ascoltare, non la potevo più vivere, non la potevo più sentire. Ero sorda, mi ero resa sorda.

Tornai come dopo un viaggio di quelli in cui vai a scoprire te stesso: avevo ritrovato la persona che ero e che volevo essere.

Ma non parlai: mi sembrava così stupido che una necessità così frivola dovesse dettare la mia vita. Ma il mio spirito parlò per me, parlò forte e chiaro e ho passato mesi a combattere con me stessa, con quello che la società ti chiede a ‘una della mia età’, a portare avanti una cosa irrimediabilmente rotta e senza senso.

Solo a Gennaio trovai la forza di rendermi conto che per quanto io stessi sbagliando, avevo passato anni a prendermi in giro che le cose sarebbero cambiate: per me, per te, per noi. Io ero così, tu eri così. Noi non eravamo così. Agli occhi degli altri ho ‘buttato’ via 7 anni di qualcosa, qualcosa che infondo, non c’era. Ci eravamo accontentati per sette cazzo di lunghi anni.

Sono passati 3 anni ormai… 3 anni di casa vuota quando torno, di cose fatte da sole, di momenti vissuti in solitudine, di letto vuoto ogni mattina. 3 anni senza aver mai pensato di aver sbagliato a Gennaio, per quanto sia dura, per quanto sia difficile.

Tre anni pieni di quello che mi ha aiutato a crescere: pieni di lavoro, di affetto degli amici, di cose da fare, di città scoperte, di voli presi, di avventure vissute.

Pieni di MUSICA!

Pieni di concerti, festival, serate nei locali più di merda che abbia mai visto, eventi sotto i ponti in piena Londra, dentro ex magazzini, km macinati in auto, in treno, in bus, in aereo, a piedi, in taxi col cuore in gola con la paura di non tornare, persone fantastiche conosciute da ogni parte del Mondo, di amici che non mi hanno mai lasciato sola, di sguardi, di limoni, di vita, di urli, di alcool, di lacrime, di gioia, di tristezza, di sole, di pioggia, di tutto.

Non so se sono i 30 che mi hanno cambiato, ma non mi sono mai sentita così viva e la radio, quella che mi accompagna sempre, suona ogni giorno a un livello indecente dentro di me.

Io e il mio rumore

Se mi chiedessero quando non c’è stato, non saprei rispondere…

Quel tarlo lì, tra le costole e lo stomaco, quel dolore, quel pensiero, quel continuo ‘brusio’ in quel punto preciso: lo sento sempre, è come un rumore di fondo che ronza nelle mie orecchie, ma lo fa nel centro quasi esatto del mio corpo e ogni volta mi fa paura.

A volte è forte, a volte è leggero, ma mai silenzioso: è come avere un bambino con te, a volte è assopito a volte strilla talmente forte che non riesci a pensare ad altro che al suo pianto e più ci pensi e più aumenta, ti prende le braccia, le mani, le dita, ti fa venire le formiche, ti toglie il respiro, ti fa sentire le pareti attorno a te che si stringono e ti vogliono stritolare, ti irrigidiscono il corpo, il cuore aumenta, il respiro è tagliato e hai solo bisogno di scappare da quel pianto, da quelle grida, ma non sai dove perché ovunque tu vada loro ti seguono…

Non sono sicura di non averlo mai sentito da almeno 10 anni… ogni volta che mi sembra che si calmi, che mi sento finalmente libera da quel peso lì, lui mi ricorda che c’è. Mi spegne il sorriso, mi spegne la voglia, mi spegne e basta. Spegne la persona che sono, come una luce: lui tira la cordicina e io mi spengo, ubbidiente.

Ma non posso permettermelo, non posso lasciare che questo bambino pianga troppo forte: ci sono persone intorno a me che non capirebbero queste grida, queste urla e non voglio farmi guardare con compassione. Io sono quella forte, quella che che la fa sempre, che è brava, è intelligente, è capace.

Ma vorrei solo scappare, lasciare che tutti sentano le urla di chi vive costantemente con un peso sullo stomaco, che non sa mai quanto pesante sarà quel giorno, che si sveglia bene e poi chissà come va a finire.

E poi ci son quegli occhi lì… che quando li guardo si ferma tutto. Rimane muto anche il rumore… e vorrei parlargli e dirgli cosa mi succede, chi sono davvero dietro questa corazza di sarcasmo e battute, vorrebbe amarlo incondizionatamente, senza controllo e senza pensieri. Ma non riesco a guardarli, non voglio farlo, so che sul mio viso c’è molto di più di quello che voglio dire, che voglio dimostrare. So che a volte parlo più con le mie espressioni che con le mie parole…Io, che pretendo di poter calcolare ogni mia mossa, ogni mio messaggio o parola e finisco sempre per farmi trascinare, da tutto, sempre alimentando come una voragine quel cazzo di rumore che se ne sta lì. E ad ogni fallimento, gira un po’ la manopola di quel volume, quel maledetto volume…

 

(Quasi) 30 anni e non sentirli

Chissà perché su un treno che da Brighton mi riporta a Londra, mi è tornata la voglia di scrivere su questo blog.

Ogni volta che ci ho provato, ho pensato che solo le cose straordinarie valevano la pena di essere raccontate, meritassero l’attenzione di un lettore o di un articolo su un anonimo blog su WordPress. A 20 anni pensavo che le cose straordinarie fossero grandi eventi, incredibili momenti sociali, cose che succedono solo ‘una volta nella vita’. Qualcosa di quasi impossibile.

Oggi, alla soglia dei miei 30 anni, ho scoperto come lo ‘straordinario’ si sia svolto negli ultimi 10 anni. Ho amato e ho sofferto, sono cresciuta e maturata, ho un importante lavoro che mi ha portato dal non sapere nulla del web fino a tenere corsi di formazione ed essere partecipe di appuntamenti internazionali, vivo da sola, ho una famiglia che mi sostiene in tutto ciò che faccio e decido di fare,  una sorella fantastica e delle amiche che non ho mai sentito così vicino come in questo periodo della mia vita.

A 20 anni lo “straordinario” non era di certo quello che ho vissuto ogni giorno della mia vita fino ad oggi, ma guardando indietro, accumulando questi 9 anni di gioie, dolori, felicità, pianti e soddisfazioni, posso dire di aver vissuto qualcosa di straordinario, solo l’inizio di qualcosa di fantastico.

La mia prima volta… sul palco!

Il titolo lo lascio in pasto a Google, quello delle query un po’ peccaminose e un po’ alla ricerca dei fatti degli altri…

Quando mi hanno detto ‘parlerai al corso di Backoffice’ ho pensato ‘questo è uno scherzo’. Per quanto il ‘corso di BackOffice’ sia qualcosa di molto easy, per chi ha scherzato per UNA SETTIMANA durante al BeWizard che ‘l’anno prossimo su quel palco ci vado anche io’ questo significa ‘Hai fatto la simpatica? Ora vediamo come ci stai sul palco’.

Ero già a mille, piena di ‘oh che figata’ ‘oh che meraviglia’ ‘finalmente tocca a me’. La foga (ho scritto FOGA!!) si è trasformato in puro terrore quando era ora di fare sul serio: preparare i materiali e decidere come impostare un intervento.

I miei lontani ricordi delle superiori non mi fanno una brillante preparatrice di materiali ne di discorsi. Ho sempre fotocopiato gli appunti degli altri, sicura della mia memoria storica di spiegazioni e interventi dei professori. Insomma, ero una professionista nello dormire-ascoltare-andare a culo.

Preparare dei materiali significava fare il lavoro sporco che ho sempre evitato e per cui non ho metodo. Risultato: PANIC.

Ho iniziato una settimana prima per finire la sera prima a mezzanotte tra una schermata di Skyscanner e una di Booking. Della serie: ormai sono irrecuperabile, perché non mandarla in vacca?

Il discorso è un’altra parte dura: saprei ripetere quasi a memoria una qualsiasi esposizione che ho ascoltato. Non saprei mettere due parole in croce una dietro l’altra di mio pugno.

Ho scritto, tutto un discorso con tanto di pause e pausine, l’ho letto, ho tentato di ripeterlo, l’ho sistemato, l’ho aggiustato e alla fine, l’ho cestinato, perché ho capito che no, non sarei mai stata capace di ricordarmi, una volta davanti al pubblico, neanche mezza parola.

E allora: via l’improvvisazione è servita. Ho provato un paio di volte, slide sotto gli occhi, quello che mi veniva più semplice da dire, i concetti chiave che sapevo dovevo esprimere per ogni slide e, tra una puntata del Trono di Spade e l’altra (una maratona di 4 stagioni durata 6 giorni con la peggior ansia che si può avere), è arrivato il mio momento.

Penso che non sia mai esistita una dilazione spazio tempo come quella di oggi pomeriggio. Dalle 14.30 alle 16.40 penso siano passate 35 ore in cui continuavo a spulciare Facebook, ascoltare, pensare che sarei svenuta e in che modo mi sarei ripresa mentre qualcuno mi teneva su le gambe..

Ho giocato per una mezz’ora interminabile col microfono, continuando a pensare ‘ma…devo mettermelo ora? Lo metto adesso? Ma funziona? Si sentirà? Riuscirei a fare un discorso senza pronunciare neanche una parola con la R? Ma Buongiorno ha la R. Accidenti, niente da fare”.

Oddio, Sara parla di me… si è uhm…ora.. mi alzo, mi microfono vado eh vado… mi sistemo lì, troppo di lato e alzo gli occhi. MI GUARDANO TUTTI.

Ora. Muoio.

5 minuti in cui non sapevo neanche se avevo ancora più degli arti sotto l’ombelico, in cui non sentivo neanche se ero ancora viva o meno, se ero svenuta e stavo sognando, se questa sensazione di testa leggera significasse che stavo per crollare li, come un salame, un cotechino, come un  BOOM.

Poi.. di colpo… basta. Tzè. Cosa ci vuole? Loro ascoltano me, guardano le slide, scrivono, si interessano. Non mi stanno giudicando, stanno imparando, sono contenti, interessati. Accidenti. SORRIDO. Oh che bello, che piacevole sensazione quando l’ansia se ne va e sei lì e ti diverti davvero.

Le domande, i grazie, i sorrisi e gli applausi. GLI APPLAUSI. A me? No dai. Non me li merito.

I complimenti, l’aperitivo, i messaggi, le conferme. Una giornata colpa, ho il cuore enorme e felice, felice ed enorme 🙂

Perché non finire questa giornata, facendo una attività noiosa come stirare? 🙂

3..2..1… Vacanze! Feiertage! Vakantie!

Si avvicinano sempre più velocemente il miglior periodo dell’anno: le ferie estive. No, non sono sole, mare relax, no, nessuna meta con una spiaggia dorata e cocktail in mano guardando il tramonto. Sembra che quelle vacanze non facciano me per… infatti anche quest’anno farò spazio a:

 

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Sono una persona stravagante ed essendo tale, io e il mio ragazzo come sempre finiamo per fare delle vacanze fuori da ogni tipologia di vacanza che una coppia possa prevedere.

Fermi del fatto che LUI NON VUOLE VOLARE (questa cosa dovrà essere ASSOLUTAMENTE sistemata e prima o poi ce la farò) anche quest’anno il nostro tour partirà dall’Olanda, attraverserà Amsterdam, scenderà a Wolfsburg (come andare alla Mecca per noi) e arriverà a Nurgurgring dove, come ogni anno, cercheremo di portare a casa la pelle (e la macchina) in un viaggio fatto di km, schifezze mangiate in auto, appartamenti dispersi nella natura e molto altro ancora.

Come ogni anno non ci facciamo mai perdere l’appuntamento con il Mivw, Men in Volkswagen, un raduno VAG (Volkswagen – Audi – Seat – Skoda ) che si svolge a Katwijk, non lontana da Amsterdam. Ed è per questo che ogni anno trascino il mio ragazzo ad Amsterdam a scoprire e vedere la città. E se l’anno scorso sono andata totalmente impreparata, quest’anno in qualche modo mi sto armando di guida e cercando di scoprire più cose possibili nel nostro viaggio di 72h nella città. Ovviamente la parte più importante sarà legata al MANGIARE ahahah ma è una città troppo ricca da poter visitare solo in pochi giorni, me li farò bastare come ho fatto l’anno scorso J.

 

Il viaggio continuerà verso la Germania, ma non quella dove con un inglese un po’ così riesci a cavartela, no no, due zone dove l’inglese forse lo parlano in 10, ma la prima Wolfsburg, è sicuramente una zona dove parlare italiano e trovare sempre chi ti capisce!

Dopo la nostra visita dell’anno scorso abbiamo capito che qui ci possiamo sentire più a “casa” che in qualsiasi altra parte: migliaia di italiani hanno deciso di venire qui per lavorare “alla fabbrica” come ci ha spiegato l’anno scorso una commessa in un negozio di scarpe. Qui, dove la Volkswagen impiega migliaia di lavoratori nelle sue linee di produzione e dove noi, sempre con molto piacere, ammiriamo il parco e le strutture al loro interno dell’Autostad VW.

 

Direte: ma non ti rompi le palle con un viaggio SOLO di auto? E io vi rispondo “” ahahaha e infatti non contenti, il viaggio proseguirà verso un vero tempio della velocità mondiale, l’Inferno Verde, il Nurburgring!

Felici della nostra quarta esperienza al circuito, anche quest’anno cercheremo di tirare fuori da quell’inferno lungo 22km fatto di saliscendi, curve e pazzi scatenati con casco, guanti e auto da corsa, la pellaccia e l’auto. E no, non mi limiterò a stargli accanto gridando ‘Ti prego Andrea, vai piano…” ma mi siederò pure dietro al volante e farò un giro dentro, come ogni anno, come tradizione vuole! L’ho già fatto, è stato EMOZIONANTE, pura adrenalina e sudore continuando a gridare “Non mi ricordo la pista!!!”. Non ho mai visto il terrore negli occhi del mio moroso, ma lo percepisco ogni volta che mi da in mano la sua auto per farmi vivere i miei tristissimi 12 minuti da racer 😀

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Ma il Nurburgring non è solo questo: il Ring è anche (stranamente) natura, Vulkanpark, passeggiate nella foresta e MTB! L’anno scorso abbiamo noleggiato 2 mtb e siamo partiti nel tragitto che costeggia tutto il circuito. 25km di saliscendi tra alberi, percorsi tracciati, ripide salite e tantissima natura. Una esperienza bellissima e difficilissima. E se l’anno scorso era almeno preparata di base, quest’anno, la mtb è rimasta molto in garage. Chissà se ci riuscirò di nuovo!

Che dire: un viaggio impegnativo, fatto di tanti km da macinare in auto, tante cose da fare e tantissime da vedere. Ma le mie vacanze vanno sempre così ormai, piene piene piene fino a scoppiare.

Nuovi traguardi!

Il tempo ultimamente passa così velocemente che ormai neanche mi rendo conto di quello che sto vivendo…

un giorno sono a casa mia coi miei genitori e il giorno dopo mi ritrovo a firmare un accordo di locazione per un affitto. Da sola. A partire da Settembre 2014.

Finalmente ho spiccato il volo e alla sensazione così liberatoria di vivere alla veneranda età di 27 anni da sola, si contrappone quella di ansia e inadeguatezza di chi non sa bene come affrontare il futuro. Il passo più grosso è stato fatto, ora sta tutto nel gestirsi J .

A breve partirò per le vacanze, un tour già fatto e rifatto che col mio ragazzo è difficile da cambiare: Amsterdam + Wolfsburg + Nurburgring. Le vacanze di chi, di auto, proprio non gli interessa :D. Per fortuna c’è Amsterdam che mi terrà un po’ su di morale.