Io e il mio rumore

Se mi chiedessero quando non c’è stato, non saprei rispondere…

Quel tarlo lì, tra le costole e lo stomaco, quel dolore, quel pensiero, quel continuo ‘brusio’ in quel punto preciso: lo sento sempre, è come un rumore di fondo che ronza nelle mie orecchie, ma lo fa nel centro quasi esatto del mio corpo e ogni volta mi fa paura.

A volte è forte, a volte è leggero, ma mai silenzioso: è come avere un bambino con te, a volte è assopito a volte strilla talmente forte che non riesci a pensare ad altro che al suo pianto e più ci pensi e più aumenta, ti prende le braccia, le mani, le dita, ti fa venire le formiche, ti toglie il respiro, ti fa sentire le pareti attorno a te che si stringono e ti vogliono stritolare, ti irrigidiscono il corpo, il cuore aumenta, il respiro è tagliato e hai solo bisogno di scappare da quel pianto, da quelle grida, ma non sai dove perché ovunque tu vada loro ti seguono…

Non sono sicura di non averlo mai sentito da almeno 10 anni… ogni volta che mi sembra che si calmi, che mi sento finalmente libera da quel peso lì, lui mi ricorda che c’è. Mi spegne il sorriso, mi spegne la voglia, mi spegne e basta. Spegne la persona che sono, come una luce: lui tira la cordicina e io mi spengo, ubbidiente.

Ma non posso permettermelo, non posso lasciare che questo bambino pianga troppo forte: ci sono persone intorno a me che non capirebbero queste grida, queste urla e non voglio farmi guardare con compassione. Io sono quella forte, quella che che la fa sempre, che è brava, è intelligente, è capace.

Ma vorrei solo scappare, lasciare che tutti sentano le urla di chi vive costantemente con un peso sullo stomaco, che non sa mai quanto pesante sarà quel giorno, che si sveglia bene e poi chissà come va a finire.

E poi ci son quegli occhi lì… che quando li guardo si ferma tutto. Rimane muto anche il rumore… e vorrei parlargli e dirgli cosa mi succede, chi sono davvero dietro questa corazza di sarcasmo e battute, vorrebbe amarlo incondizionatamente, senza controllo e senza pensieri. Ma non riesco a guardarli, non voglio farlo, so che sul mio viso c’è molto di più di quello che voglio dire, che voglio dimostrare. So che a volte parlo più con le mie espressioni che con le mie parole…Io, che pretendo di poter calcolare ogni mia mossa, ogni mio messaggio o parola e finisco sempre per farmi trascinare, da tutto, sempre alimentando come una voragine quel cazzo di rumore che se ne sta lì. E ad ogni fallimento, gira un po’ la manopola di quel volume, quel maledetto volume…